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Grecia, Italia e UE: quanto contano oggi i voti dei cittadini alle elezioni?

aprile 27th, 2015Comments Off
Grecia, Italia e UE: quanto contano oggi i voti dei cittadini alle elezioni?

Quanto sta avvenendo nella politica italiana e le forti ripercussioni scatenate dal voto politico greco a livello di Unione Europea rappresentano sintomi gravi di una sempre più imminente malattia democratica: l’irrilevanza dei voti dei cittadini alle elezioni parlamentari (che si accompagna a un astensionismo straripante). E infatti qualche tempo fa, Angelo Panebianco ha scritto sul Corriere un pezzo che lo diceva chiaro già nel titolo: “Ma serve ancora votare?“:

Al riguardo ci sarebbe da dire moltissimo, ovviamente: e infatti c’è chi parla di trasformazioni che derubricano la democrazia da “partecipante” a “respingente” (Alfio Mastropaolo), e c’è chi, paventa per l’Italia odierna il rischio di una “democratura” (fusione dei termini democrazia e dittatura; Lucio Caracciolo ripreso da Eugenio Scalfari); c’è chi si chiede se “è possibile la democrazia, restando nell’euro” (Alessandro Gilioli).

Sul Manifesto Nadia Urbinati ha descritto qualcosa di particolarmente inquietante quando vede l’attuale società europea come “divisa tra subalterni dentro lo Stato e plutocrati nei confini del loro potere globale“:

Si tratta di un ritorno al mono­po­lio, non più nella forma di un biso­gno tiran­nico di accu­mulo, come nel pas­sato, ma nella forma orga­niz­zata da norme e abiti com­por­ta­men­tali che gene­rano una classe di ric­chi glo­bali; una società a sé stante di per­sone che sti­lano tra loro con­tratti matri­mo­niali, che non hanno nazione e vivono nelle stesse città e negli stessi grat­ta­cieli. Che si moni­to­rano a vicenda, cer­cando di cap­tare i muta­menti di for­tuna. E creano isti­tu­zioni inter­na­zio­nali loro pro­prie con le quali deter­mi­nare la vita degli stati, ovvero della classe dei senza-potere, che vivono den­tro gli stati e se var­cano i con­fini lo fanno per emi­grare andando a rioc­cu­pare la stessa classe nel nuovo paese; una classe di milioni di disag­gre­gati, illusi di essere liberi per­ché parte di social net­work.

Qual è secondo il politologo Panebianco “il grande e irrisolto problema dell’Europa oggi?”:

È il «disallineamento» in atto da tempo fra il patto europeo e le regole e i principi su cui si reggono tuttora le democrazie nazionali (europee): il primo (il patto) impone che gli impegni presi reciprocamente fra i governi dell’Unione debbano essere rispettati, i secondi (le regole e i principi) impongono che i governi rispondano prima di tutto ai loro elettorati e soltanto dopo, solo in seconda istanza, all’Unione. La data emblematica in cui prende il via, platealmente, il processo di disallineamento è il 2005. Fino ad allora, [...] gli accordi in sede europea erano sempre stati tacitamente accettati e sottoscritti dai vari elettorati. [...]

Nel 2005, il referendum francese che affondò il trattato costituzionale europeo fu il primo segnale della grande svolta: ormai non era più pacifico o automatico che gli elettorati trangugiassero senza fiatare tutti i cocktail (o gli intrugli) preparati a Bruxelles. Poi la crisi economica ha fatto il resto: oggi il disallineamento è assai forte.

L’Unione Europea decide sempre più il destino dei cittadini che vi fanno parte, ma il rapporto di rappresentanza tra gli elettori delle elezioni parlamentari e i rappresentanti politici (gruppi politici del Parlamento europeo) è ancora più distante di quello che lega elettori e parlamentari nazionali.

In Grecia, la valanga di voti che alle recenti elezioni politiche ha preso il partito/coalizione di sinistra Syriza si arena di fronte alla opacità della governance europea. Dopo l’entusiasmo per la netta vittoria elettorale, il capo del governo greco Alexis Tsipras si trova stretto tra il desiderio di rispettare le promesse elettorali e la necessità di rispettare gli impegni presi dal governo precedente con i partner europei.

La crisi che avvolge oramai quasi completamente la rappresentanza politica in Italia è visibile anche nelle difficoltà di manovra che attanagliano le minoranze all’interno del partito Democratico. Pur valutando negativamente riforme costituzionali e nuova legge elettorale, presumibilmente la parte più consistente delle minoranze PD sarà costretta a votare in maniera favorevole, non potendo ricorrere a strumenti che permettano diano loro la possibilità di avere il sostegno di iscritti ed elettori del partito.

In Italia,  dopo le elezioni politiche del 2013 il partito Democratico non solo ha rotto l’alleanza con Sel (con cui si era presentato davanti agli elettori) e ha formato in successione due governi di larghe intese (Letta prima, Renzi poi), ma sta votando una riforma costituzionale davvero importante, di cui però non c’è traccia nel programma elettorale della coalizione Italia bene Comune. Per non parlare del fatto che il segretario PD/Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha accettato che l’election day per le prossime amministrative fosse fissato per domenica 31 maggio, in pieno ponte del 2 giugno, come a voler incentivare l’astensionismo elettorale!

E gli iscritti/simpatizzanti del PD cosa dicono e come reagiscono?

Dopo l’elezioni politiche del 2013 nacque il fenomento di OCCUPYPD. E oggi? Il giovane segretario della sezione Enzo Lauria di Catanzaro Pasquale Squillace scrive su Facebook:

“L’unica strada che ci rimane per far capire al nostro segretario che il partito, che lo ha portato a “DECIDERE”, non la pensa come lui è creare una rete fitta di circoli PD diffusi in tutta Italia con cui condividere una posizione su questi argomenti e sulla linea politica di governo del Partito Democratico da trasformare in un referendum interno come previsto dal nostro statuto.”

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