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Risultati e futuro Primarie dei lettori forti: deliberazione come doparie

ottobre 27th, 2014Comments Off
Risultati e futuro Primarie dei lettori forti: deliberazione come doparie

Scrive Filippo La Porta sul numero del settimanale Left-Avvenimenti in edicola:

In futuro le primarie dei lettori forti dovranno essere accompagnate da questi momenti in cui si è chiamati a deliberare dopo una discussione “informata, argomentata, bilanciata”, come si legge nel progetto di ricerca del Cnr delle “doparie” (vedi doparie.it, recentemente attivatosi sui referendum sull’articolo 18).

Ideate da La Porta e lanciate con un articolo sull’Espresso, le primarie dei lettori forti sono consultazioni per scegliere gli scrittori da invitare come ospiti nei festival letterari (il regolamento è stato svelato in anteprima da un post di Doparie Press).

Nell’articolo su Left La Porta riporta i tratti salienti della prima sperimentazione-pilota di questo peculiare tipo di primarie: seppur “deludenti” dal punto di vista della qualità, i risultati del voto forniscono indicazioni “preziose”.

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LEGGETEVI FORTE

Nel Belpaese in cui i festival letterari sono presi d’assalto mentre le librerie  languono, c’è uno zoccolo duro di fedelissimi della pagina scritta.
Per capire chi sono e cosa amano sono nate le primarie della lettura

di FILIPPO LA PORTA
Left Avvenimenti
 del 25 ottobre 2014 (pp. 66-69)

 

Possibile che quando si parla di promozione della lettura non ci si riferisce mai alla qualità? Eppure si parla di qualità in occasione del cibo, come dimostra Eataly. La lettura non è un valore in sé, specie se bulimica. Può anche diventare un surrogato dell’esperienza e uno status symbol, può persino sostituire il pensiero.

Come scriveva nel ’700 Lichtenberg «Credo che alcuni dei nostri più grandi spiriti che siano mai vissuti avevano letto la metà e sapevano assai minor numero di cose dei nostri dotti di mediocre cultura. Qualcuno di costoro sarebbe potuto diventare migliore se non avesse letto tanto». E come sappiamo Hitler leggeva un libro a notte, in compagnia della sua tazza di tè, e la sua biblioteca nel 1940 ne contava oltre 16mila! È un valore, e dunque uno strumento di crescita e di emancipazione per le persone, solo a certe condizioni: dipende da cosa si legge e da come si legge.

Credo inoltre che ci sia una segreta complicità tra lettori bulimici e non lettori. Entrambi fuggono la lettura come qualcosa che può trasformarli e, entro certi limiti, disturbarli. È legittimo acquistare un libro solo per informarsi su qualcosa o per intrattenimento. Ma la cultura non coincide tout court con l’informazione, né va usata come autoconferma (come, presumo, amava fare Hitler). È capacità di scegliere e di valutare.

Altrimenti la lettura non arriva neanche a essere, propriamente, un’esperienza. Ora, chi decide la qualità della lettura? Non certo un comitato ministeriale di garanti o una super élite di esperti. Qualsiasi indicazione al riguardo deve partire dal basso. Ho pensato allora a una proposta che ha avuto una prima sperimentazione-pilota nel recente Futura Festival a Civitanova Marche. Organizzare le primarie dei lettori forti (6 per cento della popolazione: leggono almeno 12 libri all’anno e comprano quasi la metà dei libri venduti), chiamati a votare gli scrittori che intendono avere come ospiti nei prossimi festival.

Anche perché i festival letterari sparsi per la penisola dovrebbero opporsi con maggiore convinzione alla logica sempre più pervasiva del mercato e al dispotismo delle classifiche. E possono farlo in un solo modo: non tanto invitando scrittori che già hanno una sovraesposizione mediatica ma dando spazio a libri di qualità, per qualche ragione negletti o emarginati dal mercato. Ho in mente quei lettori forti che nelle parole di Ezio Raimondi appena scomparso, ricordate da Romano Montroni (presidente del Cepell), sono «uomini liberi che cercano un senso più profondo del reale». Ed è “lettore forte”, in questo caso, chi semplicemente sceglie di spostarsi da casa per andare a votare, dimostrando così la propria cittadinanza attiva.

Se anche gli elettori forti rivolgessero le loro preferenze a libri di più facile consumo e a star televisive, se votassero in massa per Fabio Volo allora nessuno potrebbe obiettare più nulla. Ma confesso il mio pregiudizio illuministico: se le persone riescono a ragionare e,  informarsi passano dallo status di consumatori acritici a quello di cittadini consapevoli. Infatti nel “canone” spontaneo di blog e social network gli scrittori più citati sono autori più di “nicchia” come Bolano e Foster Wallace, o come Franco Arminio e Michele Mari. Ora, dico subito che i risultati delle primarie marchigiane potrebbero essere in parte deludenti, dal punto di vista della qualità, ma proverò a interpretarli.

Le schede riempite a Futura Festival (e anche in librerie di Ancona e San Benedetto) sono circa 200, con una rilevante “dispersione” del voto, forse espressione di una estrema frammentazione, della mancanza di un gusto, di un orizzonte culturale davvero comune. Scorriamo l’alta classifica. Al primo posto Baricco (10 voti), a seguire Camilleri (9), De Giovanni e Rowling (8), Donna Tartt (7), Gramellini e Gamberale (6). Colpiscono alcune assenze: non c’è il premio Strega Piccolo (nessun voto), né il famigerato Fabio Volo (4), da me assunto come simbolo della bieca letteratura di consumo (nonostante la innegabile simpatia del personaggio), né Margaret Mazzantini (2), né Sepulveda (nessun voto) e Coelho (2), e né il nostro Coelho partenopeo, ovvero Erri De Luca (1 voto).

Stravince Baricco perché è l’autore che meglio di tutti incarna un modello di letteratura insieme colta e di intrattenimento, furbescamente intensa e spettacolare (miscela da lui teorizzata), perfettamente in sintonia con la middle class culturale, con un certo tipo di lettore forte, che ha bisogno di sentirsi più intelligente e al passo con i tempi (il principale frequentatore dei festival). Al secondo posto Camilleri, migliore artigiano del giallo, quasi “genere unico” nel nostro Paese, poi l’altro giallista De Giovanni e l’autrice di Harry Potter, Donna Tartt per il suo bestseller, due volti televisivi come Gramellini e Gamberale.

E qui però occorre fare una considerazione. Va bene, il lettore forte è un lettore esigente e la democrazia stessa ha bisogno di cittadini capaci di giudizio critico, però questo giudizio si forma attraverso momenti di confronto e dibattito. Altrimenti qualsiasi consultazione somiglia a un sondaggio, che raccoglie solo gli umori estemporanei, più “emotivi” della gente. In futuro le primarie dei lettori forti dovranno essere accompagnate da questi momenti in cui si è chiamati a deliberare dopo una discussione “informata, argomentata, bilanciata”, come si legge nel progetto di ricerca del Cnr delle “doparie” (vedi doparie.it, recentemente attivatosi sui  referendum sull’articolo 18).

Inoltre, e questa è l’indicazione più preziosa emersa dalle primarie di Civitanova, a metà classifica si affollano i libri di saggistica, o “di confine”: Andreoli, Varzi, Casati, Bauman, Calabresi, Enzo Bianchi, Severino, Caramore, Natoli, Fusaro…

Nelle “valutazioni” troviamo spesso l’aggettivo “stimolante”. Il bisogno di lettura si rivolge ad autori che non tanto ci raccontano storie (quelle le troviamo soprattutto al cinema o in tv), quanto ci aiutano a interpretare le idee che oggi muovono il mondo, a decifrare la spaesante complessità del presente. Non a caso i romanzi migliori della passata stagione, ad esempio quelli di Pecoraro e Pascale, sono fortemente imbevuti di idee, di pensiero critico sul mondo. I lettori forti vogliono oggi capire più che essere intrattenuti. Non so se in questo modo un libro può essere come un’ascia per il mare ghiacciato dentro di noi (secondo l’auspicio di Kafka) , ma ad esso ci rivolgiamo per cercare delle ragioni di vita, un senso più profondo del reale.
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doparie_primarie_lettori_forti_left[articolo nella rassegna stampa del Consiglio Nazionale delle Ricerche (formato TIFF, 2.53 MB)]

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