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La prima tesi di laurea sulle doparie (Francesco Catalano all’Università di Bari)

aprile 4th, 20161 Comment
La prima tesi di laurea sulle doparie (Francesco Catalano all’Università di Bari)

La prima tesi di laurea sulle doparie è stata discussa lo scorso 21 marzo da Francesco Catalano presso la Cattedra di Filosofia Politica del corso di Laurea in Scienze Politiche all’Università di Bari (relatore il prof. Angelo Chielli). Di seguito una breve descrizione a opera dello stesso neo dottore, a cui vanno i migliori auguri e ringraziamenti da parte di Doparie Press.

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Doparie: partecipazione consapevole

di Francesco Catalano

La Storia moderna ci dimostra come la partecipazione politica – azione inclusiva nella vita dei partiti – si sia rarefatta all’indomani della metamorfosi  identitaria di questi ultimi, generando cittadini orfani alla ricerca di uniformità politica,  altrimenti apatici o peggio ancora colmi di antipolitica. Negli ultimi vent’anni, in Italia, il crescente tentativo da parte dei nuovi soggetti politici di liberarsi dei vecchi stereotipi di partito ha generato: formazioni partitiche protese verso il leaderismo;  movimenti inneggianti una sorta di agorà virtuale; formazioni slanciate verso il culto della “efficacia del fare”, in una sorta di catena di montaggio della produzione normativa. La risposta della società civile, come ovvio che fosse, è stata prodiga di individualismo, qualunquismo, populismo  (virus della democrazia e in particolare  della democrazia rappresentativa).

Eppure sotto la cenere covava il fuoco della partecipazione, che non si è fatta attendere.  Le primarie del gennaio  2005 (candidati alle primarie per la Presidenza della Regione Puglia: Nichi Vendola e Francesco Boccia; vinse a sorpresa il primo) hanno sancito un vero e proprio terremoto politico. A votare nelle 112 sezioni, si presentarono 79.296 persone. Elezioni primarie de “L’Unione” nell’ottobre 2005: i votanti furono 4.311.149. Nonostante il presunto scetticismo della società civile verso gli eventi politici, una fetta considerevole di cittadini mostrò la volontà di contare nelle scelte, ma soprattutto il valore delle Primarie come utile, seppur limitato,  strumento per la democrazia.

La necessità di un ulteriore salto verso una partecipazione articolata e organica è stata elaborata attraverso una ricerca scientifica realizzata da Raffaele Calabretta (ricercatore presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Cnr di Roma); essa esamina il rapporto tra “emozioni e partecipazione” avvalendosi, tra l’altro, delle ricerche del prof. Bruno Frey di Zurigo, le quali dimostrano come la  possibilità di incidere sulle decisioni politiche da parte dei cittadini svizzeri, aumenti la loro felicità. Lo studio scientifico del ricercatore  del CNR si è tradotto nel 2010 in un originale testo a metà tra romanzo e saggio politico, dal titolo: “Doparie, dopo le primarie”.

Il titolo, già di per sé  evocativo di mescolanza di fenomeni politici, rappresenta, giustappunto, una consequenzialità partecipativa strutturata, che dalle primarie (prima delle votazioni), approda alle doparie (dopo le votazioni), in un’interazione consultiva o propositiva (dal basso o dall’alto) tra partiti e loro elettori.

Le Doparie  nascono partendo dall’idea di impegno civico della cittadinanza attiva nel partecipare alle scelte della vita politica, ovvero, da come la possibilità per i cittadini di incidere sulle decisioni politiche stimoli la partecipazione, in un mix di emotività e razionalità. Qual è l’obiettivo?: ricostruire il rapporto deteriorato tra partiti e loro elettori idealmente vicini;  creare una sorta  di opinione  pubblica strutturata dentro i partiti, senza per questo sostituirsi ai gruppi dirigenti legittimamente eletti;  esercitare un’influenza sulle scelte di partito attraverso forme di “democrazia partecipativa” a completamento della democrazia rappresentativa.

Per  democrazia partecipativa non s’intende  il sotto modello “rappresentativo-partecipativo”, definito da Umberto Allegretti nel testo “Democrazia Partecipativa […]”,  in cui la partecipazione istituzionale si trasforma  in assunzione di decisioni dirette  da parte dei rappresentati. Le Doparie non hanno potere vincolante, per cui le  risultanti possono anche non essere accolte  dai destinatari. Tuttavia, pur prevedendo casi di non condivisione del risultato di una Doparia da parte del partito di riferimento, essa avrebbe comunque il merito di coinvolgere i RAPPRESENTATI alla partecipazione; nel contempo responsabilizzerebbe politicamente  i RAPPRESENTANTI  ad agire in una sorta di libero mandato, perseguendo il principio weberiano dell’agire razionale rispetto allo scopo.

Appare evidente, come le doparie rispecchino la teoria di “Bene Relazionale” descritta dal sociologo Piero Donati, in cui la relazione stessa è il BENE.

Esse sono un metodo partecipativo in cui i cittadini sono chiamati a pronunciarsi attraverso i dibattiti deliberativi, che aprono alla discussione e all’approfondimento  su argomenti d’interesse particolare e controverso. Tecnicamente sono un PROCESSO DECISIONALE DELIBERATIVO.

Obiettivo ambizioso, tanto d’apparire quasi un’utopia. Certo, esse non sono la panacea dei mali che attanagliano la politica, ma possono e in qualche misura già accade, suscitare passione politica nell’utilizzarle (vedasi i casi delle Doparie on line promosse da Insieme per il PD sulla legge elettorale; la proposta dell’uso delle Doparie da parte del Cantiere della Partecipazione nelle amministrative del 2008 a Bitonto; la citazione nelle mozioni a segretario del PD di Ignazio Marino nel 2009 e di Giuseppe Civati nel 2013; l’inserimento del referendum  propositivo, succedaneo delle Doparie, in alcuni statuti di partito).

Questo è stato l’incipit per una ricerca approfondita sulla “partecipazione” oltre le Primarie.

L’idea di argomentare la tesi di laurea sulle Doparie scaturisce dal crescente sentimento di paura d’impotenza del citoyen ordinaire, di fronte all’appiattimento, alla generalizzazione e all’indifferenza della politica.

Bauman nel saggio “Il demone della paura”,  sottolinea, che i diritti sono l’antidoto contro la paura di un futuro incerto: diritti politici, personali e sociali, ma a questi bisognerebbe aggiungere un altro diritto, fonte diretta dei  primi  tre, ovvero il diritto alla partecipazione attiva dell’associato a una comunità. Queste sono state le motivazioni  emozionali che ho dovuto accantonare per intraprendere un’analisi obiettiva, seppur limitata, sulle Doparie.

Innanzitutto, ho riscontrato un ampio interesse sul tema della partecipazione attiva  legato alle Doparie, dimostrato da articoli, conferenze internazionali, ricerche scientifiche e non ultimo l’utilizzo dell’istituto  in alcune realtà. Tutto ciò, a sostegno di quanto sia sentito il tema della partecipazione consapevole nella società civile.

Nell’ambito universitario, allorquando ho avanzato la proposta di disquisire la tesi di laurea sulle Doparie, ho avuto, da una parte, la netta sensazione che il tema fosse oggetto di curiosità intellettuale, anche a causa della limitata letteratura in quanto infante  istituto di democrazia partecipativa; dall’altra la certezza che l’elaborato atteso sarebbe divenuto un ulteriore tassello verso la  conoscenza operativa dell’istituto, tra l’altro considerato, dallo stesso relatore,  uno dei primissimi lavori sull’argomento (ad oggi non si ha conoscenza  di tesi precedenti sulle Doparie).

Infine, ho avuto modo, durante la fase di elaborazione della tesi, di disquisire sull’argomento con vari soggetti, che spesse volte interpretavano il focus delle Doparie attraverso la  mescolanza di curiosità e scetticismo; solo quando coniugavo partecipazione e doparie, solo allora l’interesse lambiva l’entusiasmo. A dimostrazione che il contare inteso come atto politico sprigiona l’emozionalità descritta da Calabretta.

L’unico pericolo, che può determinarsi, è rappresentato dall’interpretare le Doparie alla stregua di un’ideologia; lungi dall’essere tale, esse rappresentano uno strumento d’aggiornamento della democrazia rappresentativa (l’upgrade). Per questo motivo, utilizzarle senza enfasi rende, l’istituto, una modalità a cui tutti i partiti possono accedere, senza preconcetti di natura ideologica, né illusorie forme di inediti sistemi di democrazia diretta.

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1 Comment

  1. franco says:

    Allargherei l utilità delle Doparie a varie organizzazioni .Non. solo i partiti hanno bisogno di Doparie ma anche i sindacati enti e aziende

 

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