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Possibile: uno statuto ad alto tasso di partecipazione

novembre 13th, 2015Comments Off
Possibile: uno statuto ad alto tasso di partecipazione

Lo statuto dell’associazione Possibile è impregnato di partecipazione. E non possiamo che rallegrarcene: esso riprende alcuni dei principi cardine che il progetto di ricerca Doparie ha promosso negli ultimi dieci anni in Italia.

Ecco alcuni articoli dello statuto, in cui sono enfatizzate (in grassetto) le parti più interessanti:

  • Articolo 1 – Sede e simbolo
    1. È costituita l’associazione POSSIBILE, partito politico che intende realizzare, con metodo
    democratico, la partecipazione dei cittadini alla determinazione della politica nazionale.
  • [...]
  • Articolo 2 – Principi fondamentali
    • 1. Possibile è una libera associazione di persone per concorrere alla determinazione della politica nazionale secondo quanto previsto all’articolo 49 della Costituzione.
    • [...]
    • 3. In particolare l’Associazione promuove i valori della democrazia e della partecipazione
    • 4. Possibile riconosce e promuove il pluralismo ideologico, come base del principio democratico che si realizza nel confronto e nel conflitto tra diverse opzioni politiche. Rivendica l’impegno nel consentire agli elettori sempre la scelta tra posizioni alternative e ripudia una concezione della politica come gestione di scelte necessitate.
    • [...]
    • 6. Possibile ritiene che la partecipazione delle persone sia tanto più libera e autentica quanto più è informata e consapevole e pertanto si impegna con tutti gli strumenti nel promuovere una adeguata formazione e informazione.
  • Articolo 5 – Diritti e doveri degli iscritti
    • [...]
    • 3. L’iscritto partecipa a tutti i procedimenti decisionali, individualmente o attraverso il comitato. La partecipazione è favorita anche attraverso l’utilizzo della piattaforma reperibile all’indirizzo web … La piattaforma è aperta anche alla partecipazione dei non iscritti secondo le condizioni stabilite nel regolamento di funzionamento della stessa.
      4. La partecipazione è valorizzata e garantita anche attraverso il ricorso a referendum interni, tra gli iscritti, con eventuale estensione anche ai non iscritti, secondo le norme che saranno stabilite in apposito Regolamento, che potrà prevedere ulteriori forme di partecipazione conformi ai principi di cui al presente Statuto.

Volendo ripercorrere un’ipotetica storia di questo statuto ad alto tasso di partecipazione, c’è da dire che a partire dal 2009, Giuseppe Civati ha sempre dato spazio sul proprio blog alla proposta delle doparie; ne ha parlato nel suo libro Nostalgia del futuro; l’ha fatta entrare nella mozione congressuale di Ignazio Marino (e nell’ottobre 2013 anche nella propria mozione di candidato alla segreteria); nel luglio 2012, poi, ha invitato il team di ricerca delle doparie a scrivere una “proposta di regolamento dei referendum interni da presentare alla successiva assemblea nazionale del partito Democratico, insieme alle firme necessarie per chiedere l’indizione di alcuni referendum interni”.

Paolo Cosseddu scrive su Facebook che ha “combattuto perché i referendum previsti dallo statuto del Pd fossero normati e quindi attuabili e non inattuabili come sono di fatto ora“. Ed è proprio così, ne siamo stati testimoni.

Dopo il tentativo fallito di raccogliere le firme per spingere il PD a svolgere sei referendum interni, nel novembre 2012 i promotori incontrarono il segretario Pd Bersani per consegnargli “quesiti, schede, e proposta di regolamento“. Le elezioni politiche del 2013 e tutto ciò che ne seguì misero a tacere tutto, fino a quando nel gennaio 2014 Civati riprovò a rilanciare il regolamento dei referendum interni, questa volta consegnandolo al neo segretario Renzi. Di nuovo, senza alcun risultato. A maggio 2015 Civati decise di uscire dal PD e fondare un altro partito.

Uno dei principali estensori dello statuto, il costituzionalista Andrea Pertici si esprime così:

“chi cercasse in questo statuto una segreteria o una direzione nazionale, magari sotto mentite spoglie, non la troverebbe. [...]

Lo statuto di Possibile è solo il primo strumento per consentire che i cittadini decidano, partecipando attivamente, anzitutto neicomitati, in cui possono finalmente trovare un luogo immediato nel quale concorrere alla determinazione della politica nazionale, e poi negli Stati generali, il vero centro politico del partito (di cui abbiamo stabilito soltanto un numero minimo di riunioni, ma che dovrà lavorare con continuità), anche grazie alla piattaforma.”

Come puntualizzato sul sito di Possibile  lo statuto “si limita ad integrare il regolamento temporaneo in vigore, dotandolo dei requisiti di legge, e che come tale serve a richiedere la trasformazione dell’Associazione in soggetto politico riconosciuto, e il cui deposito deve avvenire entro il 30 novembre”.

Il 21 novembre 2015 si terranno a Napoli gli Stati Generali di Possibile, cioè l’assemblea generale, in cui saranno convocati gli iscritti di tutta Italia e i delegati da loro eletti nei rispettivi comitati territoriali, in cui si voterà “lo Statuto essenziale per la trasformazione di Possibile in soggetto politico – un documento che insieme agli altri in questi giorni è discussione nei comitati”.

statuto_possibile

[Nota bene: le doparie sono un progetto di ricerca scientifica del Cnr, che si rivolge a tutti i partiti politici. Come tale non sostiene candidati e non prende parte alla contesa politica. La notizia riportata in questo post serve solo a mettere in evidenza la diffusione nella società italiana dei principi alla base della proposta]

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