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Mozione Civati: “le doparie per la consultazione periodica sulle scelte politiche”

ottobre 23rd, 2013Comments Off
Mozione Civati: “le doparie per la consultazione periodica sulle scelte politiche”

Tra le mozioni congressuali PD 2013, quella di Giuseppe Civati è l’unica a citare esplicitamente le doparie; e lo fa per due volte, ponendo il concetto della partecipazione e la metodologia delle doparie al centro della visione di “un nuovo partito Democratico”. A pagina 17:

Analoga attenzione [da parte del prossimo segretario] andrebbe rivolta alle “doparie“, per la consultazione periodica sulle scelte politiche.

e a pagina 18:

 ”Ciò che è decisivo però è che la consultazione degli iscritti divenga parte dei processi decisionali ordinari secondo l’ormai acquisita descrizione riconducibile al termine di doparie, in modo da interagire con l’agenda dei diversi organismi dirigenti.”
  

La mozione riprende anche l’architettura partecipativa elaborata dal progetto di ricerca (doparie aperte e doparie interne), che valorizza il ruolo degli iscritti al partito e apre quest’ultimo a vecchi e nuovi elettori, superando l’annosa distinzione tra partitopesante” e partito “leggero“:

I referendum devono essere resi più accessibili abbassando i quorum per azionarli. Potranno essere di due tipi: consultivi su alcuni grandi temi (con il coinvolgimento di tutti gli elettori),  deliberativi per i soli iscritti.” [pag. 18]

Leggere l’incipit della mozione fa subito intendere che la condivisione delle scelte politiche “fondamentali” con l’elettorato è un punto nodale non più eludibile:

Cara elettrice, caro elettore,
il manifesto che stai iniziando a leggere è dedicato a te e a te immediatamente rivolto, perché troppo spesso le decisioni sono state prese senza consultarti, senza coinvolgerti, senza riconoscere l’essenziale protagonismo e la sovranità che ti appartiene.” [pag. 1]

In base a quali considerazioni la mozione si spinge a proporre le doparie come uno dei possibili toccasana della democrazia rappresentativa italiana?:

“La politica esiste se è un mezzo per diffondere il potere e non per requisirlo” [pag. 4]

“Non abbiamo saputo arginare la crescita della disuguaglianza e dare uno sbocco politico alla crescita del sapere diffuso, nei luoghi del lavoro e della vita.” [pag. 7]

“abbiamo lasciato che la nuova domanda di partecipazione politica, coagulatasi con la rabbia dovuta all’impermeabilità del governo alle rivendicazioni sociali e allo stridente clamore di diseguaglianze inaccettabili, fosse raccolta dal M5s o si spegnesse in un’astensione con percentuali mai viste prime. E destinate a crescere.” [pag. 7]

“un partito aperto, capace di ascoltare quanto si muove nella società e muove i suoi elettori, dentro e fuori la politica, capace infine di superare i dibattiti identitari, ormai vuoti, per dotarsi di strumenti organizzativi, partecipativi e quindi politici capaci di dare un nuovo senso alla militanza e alla partecipazione.

“Per rispondere alle domande “a che cosa serve il Pd?” e “a che cosa serve militare in un partito?”: serve e ha senso se in quel partito è possibile davvero esprimersi, valorizzare le competenze, influenzare dal basso e dalla mobilitazione diffusa il governo e le scelte del Paese. Serve se si decide, insieme, se si è coinvolti non solo nella scelta delle persone, una volta all’anno, come fosse una festa comandata, ma se si discute e si valuta la linea politica sulle questioni fondamentali.”

“Un partito progressista [...] si farà forte della ricerca del massimo coinvolgimento non plebiscitario, ma fondato sullo svolgimento di processi democratici e di crescita culturale.” [pag. 15]

Si cita in continuazione la grande coalizione alla tedesca, ma possiamo vedere come Cdu e Spd stiano affrontando con molta più cautela e trasparenza la formazione di un governo non uscito da una maggioranza elettorale.” [pag. 15; vedi post Doparie Press]

Il progetto delle doparie sottolinea da sempre che per migliorare la democrazia rappresentativa, il rimedio non è la democrazia diretta che riguarda tutte le scelte politiche, bensì un democrazia rappresentativa che sulle questioni cruciali/controverse diventi deliberativa e partecipativa. Nella mozione, c’è tutto un capitolo dedicato a “Partecipazione e rappresentanza” (la cui sostanza riprende in pieno quanto scritto nel libro Doparie, dopo le primarie, Nutrimenti, 2010; vedi interviste in Rai a Uno Mattina e a RaiNews):

“Partecipazione non è semplice disponibilità all’ascolto. È necessario stabilire un autentico dialogo attivo con i cittadini per costruire insieme una democrazia orizzontale”"Viviamo in un mondo in cui nessuno può pensare di avere le conoscenze e il sapere per decidere da solo anche se siede al vertice delle istituzioni.”

“sono i molti a doversi organizzare e a questo deve soprattutto servire un grande partito. Perciò, democrazia partecipativa e deliberativa s’impongono alla nostra attenzione.

Che cosa pensano gli iscritti al Pd dell’Imu, che ne pensano i suoi amministratori, chi
‘raccoglie’ la loro posizione? Che ne dicono gli elettori degli F-35 e della modifica della carta costituzionale? Che strumenti hanno per partecipare a queste discussioni? [pag. 16]

Civati ritiene che non aver attivato l’istituto dei referendum interni, previsto da statuto (articolo 27), è stato un gravissimo sbaglio: 

“Non siamo all’anno zero. Lo Statuto del Pd contiene già norme e strumenti che, se azionati e attuati, sono in grado di delineare un’identità democratica nuova per l’Italia. Ma questo ancora non è stato fatto ed è molto grave.” [pag. 17]

“Quando nel 2012 si presentò la possibilità di indire sei referendum consultivi tra gli
elettori del Pd, le risposte furono timide, per usare un eufemismo. Eppure si trattava di reddito minimo, di legalità, di diritti civili, di consumo di suolo. Tutti temi che hanno poi avuto un ruolo decisivo nella campagna elettorale di questo inverno. Averli sottovalutati è stato un errore imperdonabile.” [pag. 18]

(A questo proposito, è bene ricordare che nel luglio 2012 Civati e Prossima Italia chiesero al team di ricerca delle doparie di scrivere una bozza di regolamento per normare i referendum interni; regolamento e firme raccolte per sei referendum vennero poi consegnati nelle mani dell’allora segretario Bersani.)

Concludendo: la mozione congressuale con cui Civati si candida a prossimo segretario del PD è intrisa dei principi delle doparie. In fondo, egli sostiene la proposta fin dal 2009 e ne ha scritto innumerevoli volte sul blog; ed è palese che anche coloro che hanno contribuito alla redazione della mozione hanno studiato bene la metodologia delle doparie (e su internet, qualcuno che se ne è occupato lo ha scritto esplicitamente).

Sarà particolarmente interessante seguire il dibattito che si è già aperto nei circoli e sui social networks. Anche perché, a parte la mozione di Renzi, le altre due propongono qualcosa di simile alle doparie: “istituzione di consultazioni periodiche, anche referendarie, su questioni specifiche o su temi di indirizzo” (Gianni Cuperlo; pag. 21); “i circoli possono essere coinvolti in processi di democrazia deliberante [...] per contribuire a determinare la linea del partito. Però vanno coinvolti anche gli elettori nella valutazione delle politiche” (Gianni Pittella; pag. 23; Pittella ha presentato la sua candidatura su Repubblica parlando anche di doparie; leggi anche recente citazione sui maggiori giornali: qui e qui). 

E’ un grosso risultato per il progetto di ricerca, anche rispetto al congresso PD del 2009, quando di doparie parlava la sola mozione di Ignazio Marino.

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