Crea sito

Lezione per i partiti: ecco il metodo per ascoltare davvero i cittadini

giugno 8th, 2012Comments Off
Lezione per i partiti: ecco il metodo per ascoltare davvero i cittadini

 Lezione per i partiti: ecco il metodo per ascoltare davvero i cittadini
di James Fishkin e Raffaele Calabretta su Reset7 giugno 2012

I partiti politici in Italia sono in crisi. Si trovano ad affrontare scarsi livelli di fiducia da parte dei cittadini, la bassa partecipazione al voto nelle recenti elezioni amministrative, e il tentativo ufficiale da parte del governo di riorganizzare l’intero sistema entro cui operano. Come parte di questo tentativo, Giuliano Amato propone di riattivare i canali di comunicazione tra partiti e cittadini attraverso nuove forme di coinvolgimento. Invece di innalzare gazebo solo per raccogliere firme, egli suggerisce ai partiti di farlo «per aprire discussioni pubbliche su temi specifici, da cui possono venire indicazioni interessanti».

Amato offre l’esempio del sondaggio deliberativo del 2006 nella Regione Lazio a proposito del servizio sanitario e spiega che: «se chiedi a un cittadino se bisogna tagliare i posti letto, tenderà a rispondere di no. Ma quando al termine della discussione ci si rende conto che i posti letto costano moltissimo, e può essere conveniente sostituire la degenza con il day-hospital, l’orientamento cambia».

In un sondaggio deliberativo come quello della Regione Lazio, viene selezionato un campione casuale e scientificamente rappresentativo degli elettori, allo stesso modo di come si fa in un sondaggio tradizionale, ma poi lo si riunisce fisicamente in un posto per discutere la questione all’ordine del giorno. Ci sono piccoli gruppi di discussione con relativi moderatori, materiali informativi bilanciati, domande a esperti dei vari orientamenti. Questi punti di vista vengono registrati in questionari confidenziali e i cambiamenti di opinione al termine del processo sono spesso notevoli. Il sondaggio deliberativo rivela ciò che l’opinione pubblica penserebbe di un tema se potesse considerarlo in condizioni ideali, pesando le argomentazioni pro e contro ed essendo più consapevole.

Poiché i campioni della popolazione sono selezionati scientificamente in maniera casuale, essi rappresentano l’intera popolazione degli elettori, e non solo alcuni gruppi che si sono auto-selezionati dopo che sono stati mobilitati a presentarsi. Sondaggi deliberativi sono stati sperimentati in Italia a livello provinciale, a Torino, e regionale, nel Lazio; e ce ne sono stati due a livello dell’intera Unione Europea. Un campione rappresentativo a livello nazionale è economicamente conveniente perché dal punto di vista statistico non c’è bisogno di allargare il campione per rappresentare una popolazione più ampia. Così la proposta è praticabile sia per popolazioni piccole sia per quelle grandi.

Come possono questi processi deliberativi aiutare i partiti politici, sia a livello locale sia a livello nazionale?

Primo: i partiti possono consultare i cittadini per definire prima delle elezioni punti del programma elettorale o per prendere dopo le elezioni decisioni impreviste e controverse. (Nel caso il partito decidesse poi di consultare sullo stesso tema tutti i propri iscritti o elettori, il risultato del sondaggio deliberativo rappresenterebbe una informazione particolarmente importante, da tenere nel dovuto conto.) Nel fare ciò, i partiti comprenderebbero meglio, non solo le richieste di chi è arrabbiato o di chi solitamente si mobilita e partecipa agli incontri pubblici, ma anche il punto di vista di tutti gli altri cittadini loro elettori, dopo che hanno avuto l’opportunità di riflettere e discutere. Questo tipo di processo rimette in comunicazione gli elettori con i partiti consentendo a questi ultimi di farsi veramente carico delle preoccupazioni e dei disagi dei cittadini. La riforma del mercato del lavoro è, per esempio, una tematica attuale su cui si potrebbero consultare i cittadini.

Secondo: i partiti possono usare tale processo per selezionare, in maniera meditata e rappresentativa, il proprio candidato per le primarie di coalizione. Questa soluzione evita il problema di dover organizzare più elezioni primarie in successione, quelle all’interno dei partiti e poi quella all’interno della coalizione. Il fatto di consultare i cittadini – attraverso un campione rappresentativo di tutti i sostenitori o dei soli iscritti-, aumenta la trasparenza e legittimità dei partiti, che sono entrambe necessarie se essi vogliono affrontare la sfida di governare.

Terzo: nei casi in cui non è possibile organizzare le primarie, i partiti possono utilizzare i sondaggi deliberativi per valutare i propri candidati per le elezioni. Il partito socialista greco (Pasok) ha utilizzato nel 2006 un sondaggio deliberativo per selezionare il proprio candidato a sindaco di Maroussi, importante sobborgo di Atene. Un campione rappresentativo degli elettori si è riunito per un giorno, ha posto domande in un faccia a faccia coi candidati, ha riempito questionari dettagliati e, alla fine, ha votato a scrutinio segreto per scegliere il proprio candidato.

Se ci deve essere un dialogo a livello nazionale riguardo al ruolo dei partiti politici, allora un sondaggio deliberativo con un campione rappresentativo di tutta la popolazione contribuirebbe a dare forma alle possibilità alternative e a precisare cosa proporrebbero e sosterrebbero i cittadini italiani se avessero la possibilità di informarsi e di riflettere. L’argomento è complicato, ma l’esperienza di circa settanta sondaggi deliberativi in giro per il mondo ci insegna che le persone sono in grado di affrontare tematiche complesse se hanno modo di farlo nelle condizioni ottimali per l’approfondimento e la discussione.

Nello spirito dell’articolo 49 della Costituzione italiana, perché non trasformare i partiti negli strumenti attraverso i quali i cittadini effettivamente contribuiscono “con metodo democratico a determinare la politica nazionale”? Perché non incoraggiare i partiti (e i governi) ad ascoltare i cittadini – sulle questioni, sui candidati e su come cambiare lo stesso sistema? Non diventerebbe più semplice per i partiti riacquistare la fiducia dei cittadini se usasessero il finanziamento pubblico anche per coinvolgerli nelle decisioni più importanti?

James Fishkin è professore di Political Science alla Stanford University, dove dirige il Department of Communication e il Center for Deliberative Democracy. Il suo ultimo libro èWhen the people speak. Deliberative democracy and public consultation (Oxford University Press).

Raffaele Calabretta è ricercatore dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Cnr di Roma e visiting scholar alla Stanford University. Il suo ultimo libro è Doparie, dopo le primarie (Nutrimenti).

Tag:  DemocraziaGiuliano AmatoPrimarieSondaggio deliberativo

Doparie Press |

About dopariepress

» has written 726 posts

Comments are closed.
 

Il progetto scientifico Doparie sui Social Network