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La Porta, Khanna e la megadiplomazia planetaria

giugno 15th, 2012Comments Off
La Porta, Khanna e la megadiplomazia planetaria

Filippo La Porta è uno dei primi e più convinti sostenitori del progetto delle doparie, ha partecipato ad alcuni incontri e ne ha scritto in diversi articoli sui giornali.

In un articolo su Europa del 9 giugno 2012, concentra la sua attenzione su un argomento apparentemente diverso e si scaglia contro l’economia come scienza: se sia in grado di prevedere i fenomeni di cui si occupa, e se sia necessario o meno conoscerla per poter discutere oggi di politica.

Concentriamoci su un punto che riguarda la conclusione dell’articolo:  La Porta considera una “utopia da valorizzare” l’idea del giovane ma influente Parag Khanna (ex consigliere di Obama) che “chiunque abbia un accesso a Internet può sentirsi parte di una nuova megadiplomazia planetaria, e discutere di politiche economiche”.

Non possiamo che essere favorevoli – in fondo è quello che si è voluto fare con la recente doparia online sulla legge elettorale, in un processo però  non aperto a tutti i cittadini, ma riservato agli elettori di una coalizione politica (il centrosinistra); favorevoli sì, ma con un’avvertenza fondamentale: che per poter esprimersi con un voto su temi complessi c’è bisogno di approfondimento deliberativo: non è certo necessario essere degli esperti, ma essere curiosi e avere l’accesso a informazione attendibile, bilanciata e comprensibile (altrimenti si cade nella trappola del sondaggio).

E’ quello che prevede la teoria delle dopariela motivazione nei partecipanti ad approfondire nasce dal fatto di dover esprimere un voto. I partecipanti della doparia online avevano a disposizione una biblioteca virtuale con video e documenti, semplici ma rigorosi, di esperti e politici favorevoli ai diversi sistemi elettorali. Quindi, politici, esperti  e cittadini, in un circolo relazionale reso virtuoso da una informazione ricca e pluralistica…

Comunque, tratto dal sito del giornale, ecco di seguito il testo completo dell’articolo, che  offre molti altri spunti per la discussione, ed è molto godibile (nelle sua argomentazione lineare) e sincero (nella parte in cui La Porta confessa di essere stato marxista e di non capire la matematica).
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Politica

Che polenta l’economia

Da qualche tempo sembra che per parlare di politica occorra una cultura mostruosa in economia. Altrimenti quello che dici risulta dilettantesco o velleitario. Ma siamo sicuri che le cose stiano così? Ho sempre antipatizzato per l’economia, una disciplina piena di matematica e che pretende di essere una “scienza” senza mai riuscire a prevedere nulla! Non la capisco e, peraltro, lei non capisce me (la matematica è la materia-incubo dei nostri licei: ma gli italiani purtroppo tendono ad ammirare ciò che li intimidisce, sintomo questo – secondo Stendhal – di animo volgare).
Quando ero marxista la studiai per un periodo. Produceva in me un effetto “polenta”: credi per un momento di dominare conoscitivamente l’intera realtà, ti senti strapieno, ma, come accade quando mangiamo polenta, dopo un po’ hai più fame di prima… E poi chi oggi ostenta una super-preparazione economica corre pure i suoi rischi: tende a considerare le leggi dell’economia immutabili, indiscutibili, si illude di conoscere la logica che muove la realtà, ma come candidamente chiese la regina Elisabetta convocando (nel 2009) i maggiori economisti del suo paese: «Perché la vostra “scienza” non è stata in grado di prevedere la bufera finanziaria?».
Il punto è che l’economia si è separata dalle sue nobili origini (Adam Smith), quando era intrecciata con la filosofia, e si è formalizzata, riducendosi sempre più a equazioni matematiche che peraltro non spiegano granché (vedi la famigerata equazione Black-Scholes – che doveva calcolare il valore di attesa di un derivato). Gli interrogativi da cui prendeva le mosse Smith sono squisitamente morali e antropologici: come è fatta la natura umana? Quali sono i moventi principali del nostro agire? Come si rapportano tra loro interessi e passioni? Non riesco a immaginare un economista attuale capace di affrontare queste problematiche.
A volte ho l’impressione che l’economia sia un sapere di tipo argomentativo, un po’ come l’etica, il diritto, e perfino la critica letteraria. Nel senso che la razionalità, quando sono in gioco “valori”, o scelte da fare, è sempre argomentativa e non dimostrativa come nella logica. Va bene, ci sono regole di cui tener conto, proprio come nella critica letteraria (una svalutazione in genere favorisce l’esportazione,
etc., così come la scelta del verso libero e la rinuncia alla rima nella poesia moderna favorisce nel lettore il distacco più che la “immersione” etc.), ma si tratta di regole che mutano, che possono essere riformulate… Maneggiando entità numeriche, come i prezzi o i tassi di interesse, è inevitabile in economia il ricorso a modelli matematici, però il centro di questa disciplina ha a che fare con domande elementari, tipo: quand’è che un comportamento cessa di essere razionale?
Qual è l’utilità per un individuo o per una collettività, e come calcolarla?
In due puntuti libretti – La terza guerra mondiale? I e II (Fazi) – Elido Fazi si rivolge idealmente a Obama, considerato troppo succube di Wall Street, chiedendogli di convocare una nuova conferenza di Bretton Woods (per definire un nuovo equilibrio finanziario mondiale), aperta non ai soli banchieri ma ai politici e ai cittadini di tutto il mondo. E riporta l’idea – enunciata da Parag Khanna, consigliere di Obama – che chiunque abbia un accesso a Internet può sentirsi parte di una nuova megadiplomazia planetaria, e discutere di politiche economiche. A me sembra una di quelle utopie concrete da valorizzare. 

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