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Due iscritti a Renzi: a che serve il partito se non ci ascolti?

luglio 11th, 2014Comments Off
Due iscritti a Renzi: a che serve il partito se non ci ascolti?

Sul blog #Perche’ Sinistra due iscritti Pd inviano al segretario Renzi un “messaggio in bottiglia“: chiedono le doparie per poter contare nelle decisioni cruciali (il partito ne sta prendendo tante e importanti, senza tenere gli iscritti in alcuna considerazione).

Scrive Mina Canarini:

Vi ricordate la mozione Marino? In quella mozione c’era un accenno alle doparie un metodo di consultazione degli iscritti su temi importanti, un modo per dare valore alla parola base e militante. Una volta scrivemmo perfino alla Finocchiaro, che mai rispose [...]

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Che valore ha la tessera di partito?“, si chiede Mauro Tolaini:

Tutto quello che è successo in questi mesi non ci ha visti coinvolti in nessun passaggio. Tutto il percorso che ne è seguito ha fatto pensare che il partito non servisse, altrimenti non si spiega perché in tutti questi mesi non si sia cercato in alcun modo di coinvolgere gli iscritti su alcune grandi scelte che il gruppo dirigente ha compiuto, dalla sostituzione del governo Letta, all’accordo blindato con Berlusconi, alle riforme avviate sui problemi economici e tanto altro.

La domanda non è per niente retorica, né si può semplicemente derubricare alla solita critica da parte dei seguaci di Giuseppe Civati (i due iscritti fanno parte di Pisa per Civati): oggi Fabio Bordignon descrive su Repubblica un’altra mutazione del partito Democratico: il 40% degli elettori del Pd vota per il leader e non più per il partito; e l’altro ieri Ilvo Diamanti scriveva che il meno “personale” e più “multipersonale” partito italiano si sta trasformando nel PdR, nel partito di Renzi.

E, invece, Mauro chiede di “cambiare verso“ cominciando dal partito:

se il partito serve, allora deve avere un progetto per il futuro del nostro paese, quale tipo di società vogliamo costruire, con quali alleanze. Perché trovo anormale che si possa cambiare la Costituzione con Berlusconi e un pezzo della destra e governare con l’altro pezzo. La Costituzione si può cambiare, ma servono condizioni diverse di partenza e di percorso, serve un consenso costruito, partecipato e discusso prima di tutto dentro il partito.

Su Repubblica Diamanti ha anche azzardato una previsione sul futuro dei partiti italiani:

Forse mi sbaglierò, ma nel contrasto tra Fi e Berlusconi, tra il Pd e Renzi, i margini di mediazione sono sottili. Quasi invisibili. Fra il Partito e il Capo: ne resterà soltanto uno…

E’ come se Mauro conoscesse già il risultato finale, e infatti conclude il suo messaggio in bottiglia quasi sconsolato:

Se un partito serve non si può pensare solo in termini di adesione attraverso il voto, che è importante ma non basta, non ci può bastare. Se un partito serve non si possono ignorare le persone che ne fanno parte, persone anche con pensieri diversi, che però abitano gli stessi territori e quindi cercano luoghi, spazi e tempi di discussione e di confronto, di dialogo e di ascolto. Se il partito serve… appunto.

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