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Cose scritte prima delle elezioni e cosa bisognerebbe fare per il dopo

febbraio 26th, 2013Comments Off
Cose scritte prima delle elezioni e cosa bisognerebbe fare per il dopo

Forse è utile rileggere alcuni post del blog Doparie Press del prima-elezioni, visto che potrebbero aiutarci a immaginare una realtà meno traumatica di quella che appare in queste ore.

Partiamo subito con il dato più importante, che abbiamo pubblicato innumerevoli volte (la prima volta il 24 maggio 2012): nel questionario finale della doparia online dell’anno scorso sulla legge elettorale:

 <<il 52% di quanti dichiarano che alle prossime elezioni politiche nazionali non pensano di votare il PD o che ancora non sanno se lo faranno o che non vogliono rispondere, dice che lo farebbero “qualora “il PD si impegnasse veramente ad adottare le doparie come sistema decisionale sulle questioni centrali che spaccano il partito”.>>

Rileggiamo poi il post del 9 novembre 2012:

<<Secondo il politologo Piero Ignazi, i partiti possono riconquistare legittimità attraverso referendum degli iscritti sulle scelte importanti. E’ quello che noi sosteniamo da anni attraverso la proposta delle doparie ai partiti.>>

e arriviamo quindi rapidamente all’oggi (anche perché non c’è molto tempo per potersi dilungare). Come si spiega il grande successo elettorale del Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche?

Su giornali, tv e social network, le analisi saranno, come sempre, numerose e approfondite; sicuramente si spiega con il fatto che molti italiani (anche quelli che hanno votato sempre a sinistra) hanno perso la pazienza (come commentava ieri sera su Repubblica Sera Ilvo Diamanti), vogliono mandare a casa la casta dei politici, hanno una gran voglia di cambiamento, etc, etc, etc

Ma forse il successo si spiega anche con il fatto che la scelta di mandare in parlamento giovani normali, anche sprovveduti (scelti dal Movimento attraverso “parlamentarie” e “regionalie”), è stata vissuta da molti elettori come la possibilità di mandare lì un po’ di sé stessi. In altre parole, è stata anche una richiesta di efficacia politica, la voglia cioè di poter contare un po’ di più (esigenza già evidenziata nel libro “Doparie dopo le primarie“, scritto nel 2008 e pubblicato nel 2010).

E quindi?

e quindi, si può uscire dalla posizione di stallo in cui sembra trovarsi oggi l’Italia, in una maniera davvero inedita e innovativa: ciascun partito (o coalizione) organizza una doparia con i propri elettori chiedendo come comportarsi riguardo all’incerto risultato elettorale di ieri: per esempio: “preferisci un governissimo, un’alleanza con X (Y o Z) o nuove elezioni?

Naturalmente il tutto deve essere condito con un ingrediente essenziale per la democrazia, finora inutilizzato: la deliberazione. Per ciascuna possibile opzione e riguardo agli scenari possibili, il partito o coalizione organizza sia un sito web sia schede informative cartacee da distribuire; soprattutto, predispone dibattiti pubblici con regole chiare e democratiche che favoriscano il confronto dei pro e contro delle diverse possibilità, e lo scambio di pareri tra i partecipanti….

Nel caso (probabile) che alcuni partiti o coalizioni si dimostrino refrattari a questo nuovo tipo di democrazia deliberativa e partecipativa, nulla impedisce agli altri di organizzarla lo stesso.

In particolare, sarebbe il caso che ciò avvenisse all’interno dei partiti che hanno avuto il maggior numero di votanti alla Camera e al  Senato e che hanno fatto della democrazia partecipativa una bandiera identitaria: partito Democratico e Movimento 5 stelle. In  questo modo, gli elettori del Pd si potrebbero rendere conto se i referendum interni promessi un po’ troppo sottovoce (rispondendo a Civati e Prossima Italia) e oramai da troppo tempo da Bersani (vedi statuto del PD del 2008), e se la cosiddetta democrazia diretta promossa dal Movimento 5 Stelle (vedi articolo 4 del non-statuto; che però confligge con i casi di espulsione e mancanza di democrazia interna sulle scelte del leader) sono le solite e vacue promesse elettorali oppure la reale volontà di implementare finalmente una vera democrazia rappresentativa partecipativa.

Solo così si salvano i partiti (compreso il Movimento 5 Stelle, perché il voto che ha ricevuto in questa tornata elettorale in molti casi è stato un “voto in prestito”, cioè una fiducia accordata solo temporaneamente):

<<Alleanza con gli elettori (e i non-elettori) attraverso Doparie - consultazioni partitiche dopo le elezioni su temi cruciali e controversi>>

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