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Civati su Barca: possibilità per circoli PD di decidere e condividere qualcosa

maggio 17th, 20131 Comment
Civati su Barca: possibilità per circoli PD di decidere e condividere qualcosa

Ieri mattina, Giuseppe Civati ha dedicato un post al documento di Fabrizio Barca sul “partito-nuovo-palestra”, di cui abbiamo parlato pure noi.

Civati sostiene le doparie da anni (a partire dagli articoli di Mario Pirani su Repubblica), è candidato da tempo alla segreteria PD, ed è oramai un sempre più riconosciuto astro nascente della politica italiana (vedi copertina del numero di Left di domani, che sarà allegato all’Unità).

Andiamo subito al punto del discorso del post di Civati che più interessa le doparie:

“se invece la questione è quella, ben più complessa, che riguarda la militanza, il discorso da fare, almeno oggi, è per me un altro: capire come si fa a tenere il partito aperto (anche se il segretario non dovesse fare il premier, è comunque un leader che deve essere promosso e riconosciuto da milioni di elettori, non solo da decine di migliaia di iscritti) e, nello stesso tempo, come si dà ai militanti un ruolo che hanno largamente perduto.

Ciò riguarda il funzionamento dei circoli (che si chiamano così, ma sono uguali alle sezioni di un secolo fa), certo, ma soprattutto la possibilità di intervenire nel dibattito politico, di decidere e condividere qualcosa.”

Il progetto scientifico delle doparie ha dato alla questione una risposta abbastanza semplice, già nel 2009:

Si possono immaginare due tipi di doparie:

Doparie interne, con gli iscritti: sarebbero più “dettagliate” e frequenti (anche elettroniche), per contribuire a costruire la linea del partito.

Doparie, aperte a iscritti, simpatizzanti e a potenziali nuovi elettori. Si svolgerebbero – diciamo – una volta all’anno, su temi cruciali che spaccano il partito o coalizione politica.

 

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1 Comment

  1. Angelo Amoroso d'Aragona says:

    Anche io vi seguo da tempo e sono giunto a conclusioni radicali a tal proposito. Conclusioni di cui ormai sono certo. Per me questa DISTINZIONE TRA ISCRITTI ED ELETTORI VA ELIMINATA DEFINITIVAMENTE. Sono al limite disposto a considerare l’idea di un ALBO DEGLI ELETTORI che possa essere chiuso in alcune occasioni ma sono restio anche a questa ipotesi.
    QUESTIONE NR.1 Cosa distingue un iscritto da un elettore? La tessera. E la tessera significa aver versato 15 euro minimo per un anno. Ne consegue che colui che versa 15 euro e si infila la tessera in tasca per sparire dal Circolo tutto l’anno ha più diritti di un elettore impegnato su battaglie sindacali, ambientali, civili, talvolta d’accordo con il PD talvolta no ma sempre vicino ai suoi valori ispiratori e con il PD come interlocutore necessario. Per me vale più il secondo del primo. Anzi il primo è spesso un “elemento inquinante” in molte realtà geopolitiche italiane… e non dico altro.
    QUESTIONE NR. 2 L’iscritto ha versato 15 euro per anno e l’elettore solo 2 euro una tantum. E allora? Abolizione del finanziamento pubblico e tutti gli elettori siano chiamati a finanziare il PD.
    QUESTIONE NR. 3 Mettiamo il caso che si proceda infine – come mi auguro – con il referendum. Mettiamo pure che eliminati gli iscritti comunque li si voglia chiudere ai soli iscritti all’ALBO degli elettori, tanto per garantire che non si infiltrino altri gruppi su quelle tematiche interessati ad inquinare il risultato. Poi accade che il dibattito coinvolge pezzi interi di società civile e questo significherebbe per il PD che si radica sul territorio e viene vissuto come strumento politico da ampi strati di società civile. E noi che facciamo? Gli diciamo “no, dovevate pensarci prima” e magari votiamo con una sensibilità opposta a quella del nostro elettorato potenziale (dico potenziale perché una forza politica per definizione aspira ad aumentare i suoi consensi e non metterli sotto recinto!). E’ quanto accaduto con Renzi alle ultime Primarie. Dopo il dibattito televisivo tantissimi altri elettori sarebbero corsi a votare. Renzi perdeva forse lo stesso ma il PD aveva dimostrato di essere aperto e se tutti quelli che delusi fossero invece accorsi, Renzi avrebbe vinto e Grillo non si sarebbe preso quei voti. Ecco perché nemmeno la chiusura dell’Albo mi piace: io voglio un PD che vince!

 

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