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Calo iscritti PD? Si risponde offrendo privilegi diversi a iscritti ed elettori

ottobre 24th, 2014Comments Off
Calo iscritti PD? Si risponde offrendo privilegi diversi a iscritti ed elettori

Piero Ignazi e Nadia Urbinati hanno scritto nelle settimane scorse su Repubblica riguardo alla questione del calo degli iscritti PD (vedi articolo “Pd senza base” di Goffredo De Marchis su Repubblica).

Lorenzo Guerini ha successivamente dichiarato che, al 30 settembre, gli iscritti al partito sono 239.322, quindi molto al di sopra della cifra dei 100 mila (diffusa dall’articolo di De Marchis) che aveva scatenato una ridda di polemiche. C’è però da evidenziare che, se anche si arrivasse entro la fine del 2014 ai 300 mila previsti dal vice segretario PD, si tratterebbe comunque di un fortissimo calo rispetto agli anni precedenti (vedi sotto grafico); e poi non bisogna dimenticare il flop di partecipanti alle primarie dell’Emilia Romagna.

Riferendosi al Pd, la politologa Nadia Urbinati scrive che <<quel che ancora chiamiamo “partito” ha subito una così radicale metamorfosi da assomigliare a una casta di notabili>>. Secondo la Urbinati, tra le ragioni che spiegano questo “partito vuoto“, c’è “l’irrilevanza del ruolo dei militanti“:

per diventare una fucina di idee un partito deve essere aperto al dialogo, al dibattito, ad una partecipazione che conta: ma i settemila e duecento circoli esistenti in Italia e all’estero sono pressoché inattivi. Ancora più triste il destino delle sezioni. Sembra che si sia persa l’abitudine al discorso pubblico e che parli o abbia voce solo chi decide, cioè chi sta dentro le istituzioni. [...]

La forma del partito è per tanto il problema più importante da affrontare. Ma per farlo occorrerebbe riuscire [...] a superare la forma plebiscitaria. Discutere delle politiche del partito, delle scelte da prendere o non prendere [...] Significa anche concepire il partito come un luogo e un veicolo di educazione alla vita pubblica, alla deliberazione critica, alla leadership democratica. L’opposto, come si intuisce, di un partito plebiscitario e personalistico. Ma anche l’opposto di un partito vuoto.

Il politologo Piero Ignazi scrive:

 Il Pd, come altri partiti peraltro, rischia di configurarsi come un’arena fluida e destrutturata dove il meccanismo della incoronazione-legittimazione plebiscitaria vince sulla definizione collettiva di politiche. Il destino dei partiti senza iscritti e senza sedi di dialogo e riflessione è quello di ridursi ad uno spazio dove si mettono in scena scontri di personalità. E dove i leader si appellano direttamente all’opinione pubblica saltando a piè pari quel ferrovecchio di un partito dissanguato. Questa modalità di organizzazione è funzionale alle leadership con pulsioni plebiscitarie ma isterilisce la democrazia perché il dialogo ammutolisce.

Secondo Ignazi, perfino l’aver fornito agli iscritti l’incentivo di consultarli su grandi questioni non ha bloccato emorragia delle iscrizioni nei partiti europei; l’aver incluso anche gli elettori nei processi decisionali interni - che poi è quello che ha fatto il Pd - non può certo aver migliorato la situazione: 

Possiamo essere d’accordo su quanto dice Ignazi? Certo, è difficile non concordare quando rileva che “nel momento in cui iscritti ed elettori sono sullo stesso piano, l’incentivo a prendere una tessera sfuma ulteriormente“.

Quello che sfugge a Ignazi (e a tanti altri) è che esiste un modo semplice e sensato per uscire dall’equivalenza tra iscritti ed elettori : ed è quello di fornire loro privilegi specifici. Come?  Come già scritto nel 2011 (vedi articolo scientifico sulle doparie), è possibile ipotizzare due tipi di consultazione deliberativa all’interno dei partiti (sono le cosiddette “doparie”, che prevedono prima del voto una fase deliberativa, inesistente nelle poche consultazioni finora avvenute in Europa):

  • Doparie aperte a iscritti e elettori (anche a potenziali nuovi elettori). Si svolgerebbero – diciamo – una volta all’anno, su temi cruciali che spaccano il partito. Si rifanno alle procedure sperimentate nelle primarie nazionali.
  • Doparie interne, riservate agli iscritti: sarebbero piu’ “dettagliate” e frequenti (anche elettroniche), per contribuire a costruire la linea del partito.  
iscritti-pd_next_quotidiano

Foto tratta da Next Quotidiano (i dati del tesseramento 2014 al 30 settembre in realtà non sono 100 mila, ma quasi 240 mila)

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